Gamification, esempi virtuosi e segreti da conoscere

Ormai applichiamo il funzionamento dei videogiochi in molte parti della nostra vita. Ma può applicarsi in modi molto diversi: gamification, esempi da replicare, da evitare e un trucco, secondo gli esperti.
Il significato del termine gamification è ormai molto più applicato di quanto non ci si faccia caso. L’uso dei videogiochi è ormai ampiamente diffuso e quindi applicato nei contesti più diversi: il lavoro, le relazioni, il marketing. Ma cosa significa concretamente, e come si può applicare? Se non hai mai sentito parlare di gamification, o se invece ti stai informando da tempo e pensi che sia il momento giusto per applicare anche nel tuo contesto di lavoro questa famigerata gamification, esempi virtuosi ed efficaci ma anche qualche consiglio sugli errori da non fare potrebbero essere quello che ti serve.

Gamification, esempi: cosa tenere presente?

Semplificando il concetto, per gamification, con il solito neologismo anglofono legato al mondo dell’informatica, non significa altro che applicare i meccanismi del gioco a un contesto diverso – tipicamente, quello professionale – per rendere la resa dei partecipanti migliore, per creare coesione all’interno del gruppo o anche solo per testare l’effetto del divertimento e di una impostazione più rilassata o soltanto meno tradizionale su i compiti di un ufficio. Ma, per sua stessa definizione, ogni gioco ha le sue regole, che i partecipanti devono conoscere prima di cominciare a giocare. Quindi, prima di applicare, o anche solo di parlare di gamification, esempi e pratiche, è fondamentale conoscere cosa è importante non perdere di vista.

Perchè la gamification risulti efficace, la condizione di base è una: conoscere bene la persona che vogliamo fare giocare. Una gamification vincente risponde a dei bisogni, a un tipo di sollecitazione, che deve essere calibrato in modo attento su chi “giocherà”, per tenerne attivo l’interesse. Esattamente come succede coi videogiochi, che spesso sono capaci di far perdere a chi li usa la cognizione dello spazio e del tempo, creando un contesto immersivo da cui si fa fatica a staccarsi. Se un compito o una campagna di marketing ottengono questo tipo di effetto, sono vincenti. Per ottenere questo – è il secondo aspetto fondamentale, devo capire quali sono le motivazioni che spingono il “giocatore” che avrò individuato conoscendolo. Solo se identifico le motivazioni che reggono i bisogni, potrò cercare il tipo o la meccanica di gamification più adatta per questa persona.

Gamification, esempi di chi sa come si fa

Gamification, esempi che funzionano: ma quali sono davvero? La stessa domanda è stata posta da Smshosting a Marco Segato ed Edoardo Parisi, fondatori del portale di gamification ProjectFun. Secondo loro, i più bravi sono – inevitabilmente? – le multinazionali americane. Fare gamification però, è più intuitivo e facile di quanto sembri. Può bastare, semplicemente, dividere il compito che vogliamo l’utente svolga in “missioni” da compiere: gli affidiamo un compito, esattamente come se fossero i livelli di un videogame. A patto che, come nei giochi elettronici, gli affidiamo delle ricompense: ecco la gamification. Esempi semplici come questo sono già di successo: è facendo esattamente questo che Dropbox ha guadagnato i primi due milioni di utenti, spiegano gli esperti.

Ma non finisce qui, la gamification. Esempi che conoscete già senza saperlo? I social network. Non solo perchè ospitano giochi al loro interno che inducono ad utilizzarli, ma perchè il loro meccanismo stesso di funzionamento è strutturato in questo modo. L’esempio più evidente? Linkedin, paradossalmente. Proprio il social dedicato alle professioni: più si completa il profilo, aggiungendo informazioni (ecco di nuovo il meccanismo dei livelli del gioco) più il nostro profilo risulterà visibile: quale miglior gratificazione o ricompensa, per un gioco, di una potenziale, concreta, occasione di lavoro?

Gli errori della gamification, cosa non fare

Come abbiamo visto, la gamification è molto meno complicata e lontana da noi di quanto pensiamo. Eppure, fare qualche errore, anche per la semplificazione con cui talvolta ci si approccia a questo strumento,, è molto facile. Nella gamification esempi di errori da non fare ce ne sono. Ma secondo Parisi e Segato da evitare è soprattutto una: non prenderla con leggerezza. Giocare è divertente per tutti, ma è importante ricordarsi che – nonostante il nome – gamification non è gioco fine a se stesso. La dinamica deve essere funzionale a raggiungere un obiettivo. Fare in modo efficace gamification, esempi ce ne sono tanti, significa avere chiaro qual è l’obiettivo a cui deve tendere e puntare a raggiungerlo al meglio. Il suggerimento di Segato è netto: “Chiedetevi poi se la meccanica di gioco vi aiuta a raggiungere quell’obiettivo o quegli obiettivi o se è una cosa solamente divertente che hai visto da qualche parte e vuoi usare. Nel caso in cui non va a massimizzare quell’obiettivo delle volte è meglio non utilizzarla”.

 

Gamification, esempi di un piccolo trucco

Bene, ho immaginato un gioco e l’ho proposto, ma bisogna che il giocatore porti a termine tutti i livelli perchè il gioco funzioni. Una dimostrazione di quanto sia tutt’altro che semplice, la gamiification. Esempi di come uscire da questo empasse? L’effetto Zeignik, studiato dalla psicologa Bluma Zeignic: spiegato in parole semplice, è la spinta che induce qualcuno a finire un lavoro che trova già inziato: un meccanismo mentale che, in base agli studi, garantisce il 75% di efficacia in più, di percorsi portati a termine. Ecco il trucco della gamification. Esempi pratici? Quello su cui è stato condotto lo studio. Un autolavaggio ha offerto una tessera che al decimo lavaggio ne regalava uno. Un meccanismo comunissimo ormai, dai parricchieri ai ristoranti. Ebbene, è stato studiato che il gruppo di utenti a cui la tessera veniva consegnata con due lavaggi già utilizzati, era notevolmente più propenso a completare il ciclo. Un aumento – appunto – del 75% rispetto alle persone che avevano avuto la tessera intonsa.
Il segreto della gamification, esempi come questo insegnano, è che ci piace giocare, ma ancora meno lasciare i giochi a metà!

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